pittrice Art Brut

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Jules Leclercq

Pochi uomini ricamano. E’ un lavoro tipico delle donne che preparavano il corredo per il matrimonio (una ricoverata nel manicomio Marguerite, cucì e ricamò il suo vestito da sposa con i fili che tirava dalle lenzuola del suo letto). Le tappezzerie di Jules Leclercq sono nate dal suo mestiere di straccivendolo, dalla sua presenza in un territorio dove il tessile era re. Nessuno criticava il fatto che ricamasse e spesso le donne sfacevano i loro lavori a maglie o stoffe  per procurargli il materiale perché portasse a termine il suo lavoro. I suoi temi sono i militari, le parate, sono figure allineate su uno sfondo di case costruite con i mattoni tipiche della zona da dove veniva, sono anche ricami erotici deliranti. Ricama spesso una cornice con caratteri di lettere attorno ai suoi lavori, come per sottolineare il suo legame allo spiritismo. Dei giornali arrivavano nell’ospedale ed ebbero un’influenza sul suo lavoro. L’arte di Jules Leclercq ci ricorda quanto l’Art Brut porta in sè le caratteristiche della vita dell’artista, del suo paese, della sua regione, dei costumi legati a lui. La psichiatra Serret ha seguito Leclercq nel manicomio di Armentières dove fu internato nel 1940, e l’ha seguito negli ultimi anni della sua vita. Si era imposta di non usare mai un vocabolario psichiatrico o psicoanalitico. Vedere Leclerq non era facile. Era un grande delirante, conversava con l’invisibile, e faceva tutto per non essere scoperto. Leclercq era responsabile della pulizia del secondo piano del manicomio composto di un dormitorio ingombro di letti e materassi. Ci si rifugiava volentieri per ricamare. Era grande dritto e aveva delle mani grandi, poco adatte al ricamo, portava vecchi pantaloni d’uniforme e un berretto sulla testa con la scritta ricamata “morte a Benoit”, nome dell’infermiere generale che, al suo dire, lo tormentava dalla testa al sesso. Un giorno chiese un appuntamento dalla psichiatra Serret e arrivò nel suo ufficio con due grandi valigie, si sedette e ritirò il suo berretto. Lasciò le valigie e se ne andò dicendo “è per lei, io le do il fuoco”. All’interno delle valigie c’erano tutti i suoi ricami, tappezzerie. La psichiatra Serret seppe allora che egli ricamava con i fili di vecchi bendaggi, o di vecchie lenzuola. Le conservò con cura, fu lei a tramandare le opere di Leclercq. Tante però vennero poi usate dal personale come stracci per ignoranza.

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ART BRUT – INDICE ARGOMENTI

  • 01 – Art Brut, Arte e Follia
  • 02 – La nuova scoperta del 2009
  • 03 – Il mondo sarà salvato dalle menti bipolari
  • 04 – Storia dell’Art Brut
  • 05 – Le donne nell’Art Brut
  • 06 – I bambini e i primitivi
  • 07 – Tra pittura poesia e musica
  • 08 – Compagnia dell’Art Brut
  • 09 – La Tinaia
  • 10 – Carlo Zinelli
  • 11 – Jules Leclercq
  • 12 – Gaston Chaissac
  • 13 – Le facteur Cheval
  • 14 – Note personali
  • 15 – Conclusioni

Fonti

Art et psychiatrie di José Guimòn
L’istinto creatore di Laurent Danchin
L’Art Brut de Lucienne Peiry
Toccato dal fuoco di Kay Jamisson Redfield
L’Art Brut prèfèrè aux arts culturels, Dubuffet
Walter Morgenthaler ein Gesteskraker als Kunstler
Marcel Rèja l’Art chez les fous
Cesare Lombroso, Genio e follia
Maria Azzola, La tinaia e l’Art Brut
Maria Azzola, Alle origine dell’espressione artistica p 4,5,6,7.

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Martine Della Croce Hofmann
Vicolo Sant’Antonio 8
19025 Portovenere (SP)
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